giovedì, 06 settembre 2007

Identità cercasi

Continuo la discussione iniziata un paio di giorni fa dicendo che mi fa piacere ricevere il consenso di qualche lettrice (vedi commenti di ieri). Come uomo che riflette e scrive sulla donna mi sono posto il problema se capisco bene il sentire femminile, se urto la sensibilità dell'altro sesso, se interpreto correttamente atteggiamenti e comportamenti femminili.
 
Un processo di emancipazione dei sessi (non di uno solo!) credo che debba andare verso un duplice lavoro di individuazione delle identità e di esaltazione delle differenze di genere.
L’individuazione della propria identità di genere significa acquisire consapevolezza delle proprie caratteristiche psicologiche legate al proprio sesso e alla propria sessualità. E qui confesso apertamente di trovarmi in grave difficoltà! So di essere maschio ma non so in che cosa lo sono. L’attrazione verso l’altro sesso è troppo poco e generica per individuare l’identità del proprio genere. La mascolinità e femminilità in realtà si rivelano continuamente nella quotidianità e non soltanto nell’alcova, lo noto nelle animate e divertite discussioni con le mie colleghe su fatti riguardanti i rapporti umani. Il tema di ieri era: quali tecniche usa un uomo per “lasciare” una donna, e quali usa la donna per dare “il ben servito” a un uomo; i diversi modi, ad di là della maggiore o minore educazione individuale, derivano da una diversità psicologica che probabilmente risiede nella struttura originaria di ognuno. Capire le caratteristiche di questa “struttura originaria” non è lavoro da fare nel lettino dell’analista ma pratica quotidiana di auto-consapevolezza che porta a quella che con termine antico si chiama saggezza.
La consapevolezza della identità porta automaticamente a quell’esaltazione delle differenze di cui parlavo all’inizio che tuttavia non deve generare contrapposizione fra sessi ma attrazione, amore, rispetto reciproco.
Concludo citando quell’immagine di Platone secondo cui in origine l’uomo e la donna erano un unico essere ermafrodito, poi tagliato in due per intervento divino. Al di là del mito credo che ognuno di noi, nel rapporto con l’altro sesso, debba sempre agire aspirando ad una complementarità dei sessi che per quanto ideale (platonica!) è fonte di grande benessere interiore.
 
P. S. Un ringraziamento alle amiche sconosciute che mi danno stimoli per scrivere.
postato da: ciccioprof alle ore 11:39 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: amore, identità

Commenti
#1   06 Settembre 2007 - 12:32
 
Ho letto su un giornale, proprio pochi giorni fa, che oggigiorno l'uomo si sta "femminilizzando" in quanto non deve più lottare come una volta per difendersi e per conquistare il territorio, come succedeva un tempo, mentre le donne si "mascolizzano" in quanto sempre più sono agguerrite e si lanciano in attività e professioni che una volta erano maschili. Così facendo si diceva che tra non molto ci capiterà di diventare bisex, e ci sarà indifferente innamorarci di una persona dell'altro sesso come una del nostro sesso. Effettivamente penso che se ciò succedesse sarebbe piuttosto avvilente.
La differenza è bella e l'incontro, la comunione, la complicità tra i due sessi rendono, in genere, le persone più ricche e complete.
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#2   06 Settembre 2007 - 15:56
 
Che ci si possa innamorare di soggetti di entrambi i sessi non lo trovo avvilente e nemmeno sconvolgente. Penso che sia sempre accaduto e che continuerà ad accadere, con maggiore o minore frequenza non so.
Siamo animali complessi e la nostra sessualità ed affettività è complessa, complicata da un mix di istinti, cultura, esperienza, contesto sociale, regole e deroghe.
Trovo, invece, avvilente che lo scambio tra maschile e femminile avvenga oggi sempre più con "arricchimento" dei difetti dell'altro genere: uomini eccessivamente vanitosi e melensi, donne sempre più machiste che usano il sesso come indice di popolarità o successo ed acquisiscono modi volgari per apparire più UomE.
Un bacio,
maria

aborro anche l'artificiosa esposizione degli attributi sessuali: tette siliconate e muscoli iperpalestrati.
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#3   06 Settembre 2007 - 16:28
 
E' curioso, viviamo in una società permissiva e che fa del sesso un argomento di discussione à la page. Però quando tutti ne parlano, ho come l'impressione, che sia solo per darsi un tono. Al tempo stesso infatti, sappiamo veramente poco del sesso, e non parliamo del fatto che nelle nostre scuole non abbiamo niente che somigli neanche lontanamente a una forma seppur elementare di "educazione sessuale". C'è sempre un retrogusto malizioso, come se fosse una cosa di cattivo gusto. Mi pare che su questo aspetto le donne potrebbero insegnare un bel po' agli uomini (me compreso eh).
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#4   06 Settembre 2007 - 17:16
 
Nella nostra scuola proponiamo ogni anno, in terza media, dei corsi di educazione sessuale tenuti da sessuologi, per cui non si può dire che a scuola non se ne parli o, almeno, non sia possibile parlarne.
Gli insegnanti della classe stanno "fuori" in modo che i ragazzi siano liberi di esporre i loro dubbi senza "testimoni" e mi dicono che questi corsi funzionano.

In merito a quanto scritto prima, non intendevo affatto dire che sia avvilente per una persona innamorarsi di un'altra dello stesso sesso, ma mi riferivo al fatto che sul giornale la notizia veniva data come possibile "evoluzione della specie" e questo vorrebbe dire che, tutti, maschi e femmine, ci trasformeremmo in persone con le stesse caratteristiche e non so se si possa veramente considerare un'evoluzione!
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#5   06 Settembre 2007 - 18:32
 
Molto spesso la struttura originaria si consolida tra l'infanzia e l'adolescenza; i modelli che provengono dai genitori hanno un ruolo determinante, ma non diretto. Non c'è una legge di causa ed effetto che funziona come nella chimica. Ad un modello X può corrispondere un modello X1 che si allontana da quello originario. Conta più come viene percepito il modello che il contenuto stesso.

Gli strizzacervello migliori siamo noi stessi.
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#6   07 Settembre 2007 - 09:22
 
vedo che ne è nato un bel dibattito. sono contento.
grazie a tutti
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#7   07 Settembre 2007 - 12:07
 
Grazie a te Francesco per questi bellissimi ed interessanti post su un annoso argomento che purtroppo viene poco recepito... Noto spesso proprio quello che tu dici e che ti citavo nell'altro commento, ossia mancanza della complementarita' originaria. La donna e' donna in ogni suo aspetto e il voler schiacciare le sue caratteristiche naturali e' l'errore piu' grande che possa fare.
E' dall'esaltazione delle differenze che puo' nascere la vera collaborazione.
Purtroppo questi aspetti si riflettono anche nella vita di tutti i giorni e le coppie non riescono piu' a trovare un equilibrio... Con questo non voglio dire che la donna e' la regina del focolare e deve tessere la tela, ma che dovrebbe rispettare le peculiarita' maschili del compagno che si trova spesso invece schiacciato, e non credo sia mancanza di carattere bensi' disorientamento. Siamo esseri maschili e femminili insieme e la vera coppia nasce nel momento in cui le due meta' aderiscono perfettamente e la chimica fa il resto...
Ritengo inoltre che la dilagante omosessualita' sia in parte il portato proprio di questo. Si cercano persone simili, non complementari... il che e' molto diverso...
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#8   07 Settembre 2007 - 20:01
 
Parto da qui: diversi modi, ad di là della maggiore o minore educazione individuale, derivano da una diversità psicologica che probabilmente risiede nella struttura originaria di ognuno. Capire le caratteristiche di questa “struttura originaria†non è lavoro da fare nel lettino dell’analista ma pratica quotidiana di auto-consapevolezza che porta a quella che con termine antico si chiama saggezza.

Un concetto sul quale concordo. Credo, però, che troppo spesso questo è uno di quei concetti "appresi per trasmissione" di cui non sempre si ha consapevolezza e su cui ancor meno si riflette seriemente, nonostante il continuo blaterare che, su questo argomento, si trova su una marea di riviste.
Io partirei da un assioma di fondo: solo l'uomo può fecondare e solo la donna può partorire ed allattare.
Una suddivisione biologica incontrovertibile.... su tutto il resto si può contrattare, ragionare, mistificare.
E quanto ciò sia relativo può essere subito evidenziato se si pensa che Alberoni ha potuto scrivere un testo sull'erotismo fondandolo sulle differenze tra uomo e donna (che è, come si vede, una contrapposizione sessuale), sul loro equivoco relazionale, sulla loro distanza esistenziale, sulla loro opposizione e alterità di genere.
Ora... saltando a piè pari Alberoni (che, detto per inciso, a me non piace affatto, ma le cui intuizioni - almeno alcune - sono molto chiarificatrici) è necesssario dire che nel suo lavoro è l'erotismo a nutrirsi di conflitti e l'attrazione si fonda sulle diversità, mentre l'incontro sembra avvenire malgrado i sessi, poichè ognuno esprime sè in un codice che all'altro è estraneo ed intende l'altro secondo un linguaggio che l'altro non parla.
Una sorta di incomprensione all'origine, dunque.
Tutto il resto, ovvero tutto la gamma completa delle differenze di atteggiamento, pensiero, comunicazione... è il risultato di un bagaglio esclusivamente socio/culturale.
Naturalmente le mie non sono certezze... ma se provo a mettere sotto la stessa lente di ingrandimento una porzione di società italina e una porzione di società masai, ad esempio, noto che, tolte le uguaglianze di base, biologiche, le due società hanno stili e comportamenti totalmente differenti.
Spero di essermi fatta capire :)) ho un talento innato per ingarbugliarmi da sola sui ragionamenti!! :))
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#9   08 Settembre 2007 - 11:36
 
Identità e diversità, entrambe ricchezze.
L'esser donna e quindi diversa dall'uomo è ricchezza insieme ad identità, ma ricchezza è anche la mia parte maschile ed anche questa è identità della mia persona.
L'equilibrio e il cambiamento delle nostre diverse identità si confrontano ed incontrano con l'esterno aiutandoci a mutare senza snaturarci.
La donna è cambiata perché ha dovuto cambiare dovendo svolgere -finalmente- ruoli diversi da quelli che vecchie culture e status le avevano assegnato od imposto.
Cambiamento che non dovrebbe essere snaturamento o, peggio, mascheramento.
Non c'è problema se alcune donne sono più maschie di altre, c'è problema se alcune donne s'impongono atteggiamenti maschili per raggiungere successo o potere.
Quanto all'omosessualità oggi è più o meno accettata, ed è bene. Non è bene che sia diventata, in qualche modo, moda e tendenza.
La bisessualità?
Esiste ed è sempre esistita, per alcuni è identità. Per altri è moda o insicurezza.
Rifugiarsi tra le braccia di un trans può essere confortante per uomini insicuri, così come tra le braccia di una donna per donne che temono gli uomini.
Accettarsi, amare se stessi riconoscendo la propria identità nella propria diversità per potersi incontrare con la diversità dell'altro.
Accettarsi, per non temere la sopraffazione dell'altro.
Amarsi per poter amare liberamente.
Regole vecchie e, non per questo, facili da raggiungere, soprattutto quando il cambiamento avviene nel corso di una generazione con un'accelerazione che era ignota nell'evoluzione culturale e sociale della storia umana.
Non c'è male in donne un po' più maschie, come non c'è male in uomini un po' più femminili. Questa è ricchezza se non sconfina nella perdita della propria identità sessuale.
Quanto alla complicità, sì Katherine dovremmo tutti essere un po' più complici ed aggiungerei più generosi, tanto con noi stessi quanto con gli altri.
Maria
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#10   08 Luglio 2008 - 21:24
 
Francesco "rubo" questo post per il mio tumbleblog :))
Se ti scoccia dimmelo e lo rimuovo immediatamente :))
Grazie :))
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Al momento docente di Linguistica al'Università di Benghazi (Ly). Esperto di antico massaggio thailandese. Canale reiki (primo livello). E qualcos'altro ancora...

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